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La pesca

L'Adriatico, come quantità di pescato, risulta il mare più produttivo del Mediterraneo; e consentendo lo sviluppo di una copiosa flotta peschereccia e la costituzione di porti di prima categoria come Trieste, Chioggia e Ancona. I metodi di pesca più utilizzati sono la coccia volante, i ramponi e la pesca delle vongole; di minor rilevanza ai fini commerciali sono la pesca coi parancai, le reti a circuizione e quelle da posta. Senza contare le innumerevoli trappole tipiche della pesca lagunare veneta. La coccia volante, che rappresenta l’evoluzione del “bragozzo chiozzotto”, è dotata di una rete detta appunto volante che viene trainata in superficie, a mezz’acqua o che sfiora appena il fondo a seconda del tipo di pesce che si vuole catturare. Queste reti vengono anche chiamate pelagiche perché non toccano il fondo. 
 
Il metodo della coccia volante è solitamente eseguito da due imbarcazioni che trainano la rete, per questo viene chiamata “pesca a coppia”. Tale tecnica permette di catturare alici, sardine, sgombri, aguglie ed, in misura minore, sogliole, passere, naselli, scampi, orate, branzini e cefali. Il pescato della coccia volante è, tra le reti da traino, il migliore in termini di bontà del prodotto perché, trainando il pesce nella fascia alta del mare, ne mantiene la sua naturale viscosità. I ramponi, fino a venticinque anni fa, erano identificabili nelle sole sfogliare, mentre ora sono state soppiantate dai rapidi. Le prime, grazie alle reti che raschiano il fondale, permettono la pesca delle sogliole che vivono sotto la sabbia. Le seconde, invece, raschiano il fondo del mare come dei veri e propri aratri: in tale maniera si pescano, oltre alle sogliole, pesci, crostacei e molluschi di qualsiasi qualità. Sono i rapidi quindi che hanno rovinato i bassi fondali dell’Alto Adriatico e la sua fauna naturale.
 
La pesca delle vongole si svolge con delle attrezzature meccanizzate poste dalla parte della poppa della barca ed una volta che le vongole vengono riversate in coperta vengono messe con un badile in un “tamiso” (attrezzo per pulire e dividere le vongole per pezzatura). La pesca “de parangal” si svolge con un tipo particolare di lenza costituito da ami collegati ad intervalli regolari ad un basamento circolare, che viene fatto ruotare da un mulinello a bordo della barca, salpando e calando gli ami. Le reti da circuizione vengono poste in cerchio da un gruppo di imbarcazioni che poi attirano il pesce all’interno tramite fonti luminose (metodo della lampara). Le reti possono essere poste a cerchio o semicerchio: nel primo caso per pescare le sardine (metodo della saccaeva), nel secondo per la pesca dei tonni. Tale pesca si sta sempre più estinguendo perché meno proficua.
Le reti da posta sono quelle destinate a recingere o sbarrare spazi acquei, allo scopo di catturare pesci, crostacei, molluschi che vi incappano; sono quelle classiche che notiamo nella nostra laguna veneta e permettono la pesca di gò, acquadella, anguille, cefali.. Hanno forma rettangolare e, in assenza di corrente, si dispongono in acqua in senso verticale grazie all’azione combinata di galleggianti posti sulla lima superiore e di piombi su quella inferiore.
 
I galleggianti spingono la parte superiore verso l’alto ed i piombi verso il fondale. Le reti da posta possono pescare in superficie, a mezz'acqua e sul fondo. L’Adriatico è dunque un mare famoso per la pesca del pesce azzurro (anche se negli ultimi anni sono stati disdetti diversi contratti di fornitura per mancanza di materia). Nello specifico la laguna veneta è considerata il miglior appezzamento marino mondiale in riferimento alla bontà delle specie che vi vivono poiché vanta requisiti importanti come l’alta salinità, la non immissione di acque e correnti oceaniche fredde e le basse profondità dei fondali. Crostacei come scampi, masanete e moeche dell’Alto Adriatico sono specie invidiate da tutto il mondo. Famose sono inoltre le valli lagunari ideate ancora dai romani e che permettono un allevamento di pesci come branzini, orate e cefali che sono a livello di quelli pescati in mare; l’allevamento delle anguille sta invece perdendo importanza poiché il metodo di riproduzione di tale specie è ancora ignoto per l’uomo. Importante e copiosa è invece la produzione di mitili e vongole di specie filippina negli impianti di maricoltura.

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