La nostra storia

La storia imprenditoriale della famiglia Sartor nasce nella Sinistra Piave, nel nord della Provincia di Treviso, idealmente a metà di quel fiume sacro alla patria che mette in contatto le montagne del Veneto con la laguna veneziana. Ancora oggi, proprio lungo quest’asta fluviale opera e lavora la famiglia Sartor, dal mercato del pesce di Chioggia fino al negozio recentemente aperto in centro a Belluno, passando per la sede ormai storica di Pieve di Soligo.

“Peseri” dal XVI secolo

Stando alle ricerche dello storico locale Innocente Soligon, i Sartor trarrebbero origine da una nobile casata meridionale localizzata in Puglia, che intorno agli inizi del quindicesimo secolo emigrò con alcuni suoi componenti nei possedimenti della Repubblica di Venezia, insediandosi a Santa Lucia di Piave.

I primi battezzati sotto il nome di Sartor che appaiono negli archivi della parrocchia di Santa Lucia sono datati 1598 e nei primi anni del 1500, al momento del battesimo, un bambino viene riconosciuto dal parroco fautore dell’iscrizione come il figlio del “pesero” del paese. Si potrebbe allora ipotizzare che l’approccio a tale mestiere sia spiegabile dalle origini meridionali, derivanti da una cultura molto più legata al mare e al pesce.

Fino a tutta la prima metà dell’ Ottocento, i Sartor giravano con il calesse per vendere il pesce, dall’alba al tramonto, attraverso il Quartier del Piave e il Coneglianese: furono infatti tra i fondatori dei mercati settimanali a Conegliano e a Pieve di Soligo. Il pesce veniva conservato con sale e foglie di platano, o con il ghiaccio quando la stagione ne permetteva le formazione, e veniva caricato a Casale sul Sile, al confine tra le province di Treviso e Venezia, dove giungevano i pescatori dall’Adriatico e dalla laguna con le proprie imbarcazioni per vendere il pescato al mercato dell’ingrosso.

Nel 1915, Nani Sartor fu costretto ad abbandonare il lavoro e la famiglia perché chiamato a svolgere il servizio militare nella Grande Guerra: sua moglie Oliva si trovò così costretta a mantenere i due figli appena nati facendosi aiutare dalla sua famiglia, i Curtolo, e dai suoceri Sartor.
Dal 1919 fino al 1929, grazie alla collaborazione dei figli Vincenzo e Maria e all’aiuto della sorella Tata, la famiglia Sartor seppe gestire al meglio la vasta zona di vendita e l’impegnativo lavoro senza mai concedersi un giorno di paura, ma prima il fascismo (nei confronti del quale Nani era espressamente contrario) e la crisi economica del 1929 non ne agevolarono la vita.

Arriva la guerra e i figli più vecchi Vincenzo, Giuseppe e Giuliano vengono chiamati sotto le armi e a mandare avanti la famiglia si ritrovano i genitori Giovanni e Oliva, le figlie Luigia e Maria e il figlio Giovanni di soli 11 anni.

Le due autovetture appena comprate ed adibite a camion non potevano essere usate di notte per il carico ed il trasporto del pesce nei porti della laguna perché fino all’alba c’era il pericolo di “Pippo”, come veniva chiamato l’aereo ricognitore americano che perlustrava l’Italia settentrionale in cerca di prede con il favore dell’oscurità. Giovanni, Maria e Gigetta furono costretti ad usare la bicicletta per andare a caricare il pesce nei porti di Caorle, Casale sul Sile e Busestre. Una volta tornato a casa a Santa Lucia, Giovanni andava a caricare nella fabbrica specializzata, situata sia a Conegliano che a Treviso, insieme ad una sorella, dai 60 agli 80 chili di ghiaccio che ognuno doveva poi trasportare sulla propria bicicletta.

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